Le comunità energetiche sono modelli alternativi e democratici di gestione dell’energia.

Una comunità energetica è un’associazione composta da enti pubblici locali, aziende, attività commerciali o cittadini privati, dunque un’alleanza pubblico/privata, che va a costituire un ente legale in grado di produrre energia elettrica attraverso fonti rinnovabili.

Per dirla semplicemente: cittadini che vivono nella stessa area urbana che scelgono di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia per l’autoconsumo sulla base della condivisione.

Un esempio? Dotare la scuola del quartiere di pannelli solari e collegare le case circostanti alla stessa rete elettrica.

Le comunità energetiche consentono azioni energetiche collettive guidate dalla società civile e contribuiscono a una transizione energetica pulita. Spingono l’accettazione pubblica dei progetti di energia rinnovabile e rendono più facile attrarre investimenti privati nella transizione energetica pulita.

L’impatto delle comunità energetiche si può valutare direttamente sui cittadin* in termini di:

  • aumento dell’efficienza energetica
  • riduzione delle bollette elettriche
  • creazione di posti di lavoro a livello locale
  • passaggio da un sistema basato sulle fonti fossili a un sistema decarbonizzato-

Le comunità energetiche, inoltre, possono contribuire a fornire flessibilità al sistema elettrico sia in termini di domanda elettrica che di stoccaggio.

Come si costruisce una comunità energetica?

Le comunità energetiche possono assumere qualsiasi forma di entità giuridica: un’associazione, una cooperativa, una partnership, un’organizzazione non profit o una piccola/media impresa. In questo modo è più facile per i cittadini, insieme ad altri attori del mercato, fare squadra e investire congiuntamente in beni energetici.

Ovviamente non mancano le difficoltà per attivare una comunità energetica: secondo i dati di Legambiente, in Italia, su 100 comunità energetiche mappate a giugno 2022, solo 16 sono riuscite ad arrivare a completare l’iter di attivazione presso il GSE (Gestore dei servizi energetici) e di queste solo tre hanno ricevuto i primi incentivi statali.

Tuttavia, lo scorso 23 febbraio il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha avviato con la Commissione Europea l’iter di approvazione del decreto che incentiva la diffusione di forme di autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.

La proposta di decreto CER deve comunque attendere il via libera della Commissione Europea per entrare in vigore, ma, se questo via libera fosse dato, avremmo uno strumento basato su due misure: un incentivo in tariffa e un contributo a fondo perduto, con benefici per tutte le tecnologie rinnovabili, come il fotovoltaico, l’eolico, l’idroelettrico e le biomasse.

Fonte articolo: www.asud.net/comunita-energetiche-cosa-sono-e-come-si-costituisconowww.greenme.it/ambiente/energia/comunita-energetiche-rinnovabili-decreto-cosa-prevede