Il Fraunhofer Institute ha creato una cella fotovoltaica usando solo materiali riciclati: una possibile risposta al nodo dei rifiuti legati alle rinnovabili

«Ma poi tra vent’anni, quando avremo tutti quei pannelli da smaltire, come faremo?». Quante volte ci è capitato di dover rispondere a preoccupazioni come questa? Il timore che la transizione energetica nasconda spiacevoli sorprese a posteriori è ovviamente più che legittimo. Ma partiamo dai fondamentali. Innanzitutto un pannello fotovoltaico non dura 20 anni, ma molto di più. Quanto esattamente non lo sa nessuno, semplicemente perché non ne abbiamo ancora molti di così longevi.

I pannelli fotovoltaici dopo 25 anni rendono ancora tra l’80 e l’88%

Attualmente i pannelli immessi sul mercato hanno garanzie di funzionamento per 25 anni e normalmente sperimentano una diminuzione della resa di circa lo 0,5-0,8% annuo. Dopo 25 anni quindi abbiamo pannelli che continuano a produrre tra l’80 e l’88% rispetto a quando erano nuovi. Potremmo pensare di sostituirli se nel frattempo una nuova tecnologia ne mettesse a disposizione di analoghi ma con prestazioni decisamente superiori. Altrimenti li lasceremmo con tutta probabilità sul tetto ancora per chissà quanto tempo.

In ogni caso si stima che entro il 2050 si saranno prodotti 78 milioni di tonnellate di rifiuti fotovoltaici a livello globale per un totale di circa 4 miliardi di pannelli. Per dare un termine di paragone ogni anno in Italia si producono 30 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani e 160 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (di cui 10 milioni di pericolosi). Avremo quindi una quantità non irrilevante di materiale da gestire. Come se ne viene a capo?

Quanti rifiuti RAEE produrremo per via dei pannelli solari

In Italia i pannelli fotovoltaici sono già da tempo sottoposti a una rigida normativa in materia di recupero e riciclo, come tutti i cosiddetti RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). La percentuale di rifiuti che è obbligatoriamente sottoposta a riutilizzo e riciclo è cresciuta nel tempo. E dal 2018 almeno l’85% in peso del modulo deve essere recuperato. Mentre almeno l’80% deve essere riciclato.

L’impresa non è impossibile, visto che non meno dell’80% dei materiali che costituiscono un pannello sono vetro e alluminio. Le cui filiere di riciclo sono tra quelle maggiormente consolidate. Il resto è costituito da alcuni metalli usati per i cavi e i circuiti e dal sandwich di EVA (etilene vinil acetato) all’interno del quale è annegata la cella al silicio cristallino. La vera sfida del riciclo è proprio quella di separare il materiale plastico, necessario a proteggere la cella ma di scarso valore commerciale, da elementi come il silicio cristallino e metalli come l’argento che invece sono estremamente preziosi.